Guidati dalla foto da postare sui social: che sia a bordo piscina o in equilibrio su un ghiaione, a duemila metri, cambia poco. L’abbigliamento? Sneaker d’ordinanza: quelle delle passeggiate della domenica in città. Se non ciabatte e infradito: una salvezza, con questo caldo. E poi il vociare delle comitive, le risate a crepapelle: meritate, dopo un inverno in ufficio. Cartolina delle Dolomiti d’estate, cartolina delle Alpi a Nord Ovest. Ma è contro tutto ciò che Regione Veneto, provincia di Belluno e Comune di Cortina si sono messi intorno a un tavolo. Non per allontanare il turismo, ma per renderlo più rispettoso dell’ambiente e più sicuro. «Non vogliamo frenare o controllare chi frequenta la montagna, né fare cassa con le sanzioni, ma accompagnare i visitatori con una presenza capace di fornire informazioni, prevenendo i comportamenti pericolosi», conferma Stefano Ghezze, assessore alla Polizia locale a Cortina. E così, lungo i sentieri dell’area ampezzana sopra i 1.500 metri di quota, in prossimità delle cime, vicino a bivacchi, malghe e rifugi sono stati inviati gli agenti della polizia provinciale. Quattordici, per ora, con il compito di individuare le situazioni pericolose, informare i turisti dei rischi e, possibilmente, convincerli a comportarsi adeguatamente, da ospiti della natura. «Le scene che vediamo sono le più disparate», ammette Dario Bond, assessore regionale alla Montagna, «dai turisti che si avventurano sui ghiaioni con ai piedi sandali da spiaggia, alle ragazze che girano indossando solo il reggiseno. Per non parlare di chi getta i rifiuti a terra». O dei saccheggiatori di funghi, o di chi ai panini preferisce il barbecue fai-da-te in quota: il repertorio è sterminato. Soprattutto in un’area, quella ampezzana, che è gettonatissima dai turisti, per tre quarti stranieri: 340 mila arrivi nel 2025 (+11,4% sul 2024), che quest’anno potrebbero essere molti di più, sulla scia delle Olimpiadi. Le contromisure Sulla falsariga del modello Venezia, è da alcuni anni che sono state approntate alcune contromisure. Come il numero chiuso per il giro delle Tre Cime di Lavaredo o per raggiungere il lago di Braies, soffocato dal turismo, dopo essere stato sfondo della fiction Rai Un passo dal cielo. Il 5 aprile, la sua superficie ghiacciata ha ceduto sotto il peso di decine di persone che, incuranti del caldo, avevano deciso di scorrazzarci sopra. E infatti la soluzione studiata per Cortina potrebbe essere estesa ad altri luoghi, «a partire dall’Altopiano di Asiago», dice il veneto Bond. Ma la cafonaggine non è prerogativa delle Dolomiti, né lo è il tentativo di dare un freno ai comportamenti estremi. Nel Monterosa Ski, il carosello tra Piemonte e Valle d’Aosta, l’estate 2025 aveva fatto già segnare un +21% di primi ingressi rispetto al 2019: «Questo aumento dell’interesse verso la montagna estiva è una grande opportunità ma richiede una gestione responsabile dei flussi», spiega il presidente di Monterosa Spa, Giorgio Munari. Per fronteggiare i picchi, qui hanno adottato la politica del prezzo dinamico degli impianti di risalita: prima acquisti il biglietto, più risparmi. «Così evitiamo gli assembramenti nei periodi più “caldi”, incoraggiando gli arrivi nei giorni infrasettimanali». A proposito di sicurezza, il Comune di Gressoney-La-Trinité ha elaborato un sistema di accesso controllato al Bivacco Passera, che sarà inaugurato il 22 luglio, con prenotazione e pagamento anticipato del pernottamento. L’obiettivo è monitorare l’utilizzo della struttura, garantire il posto letto agli escursionisti e disincentivare gli atti vandalici. Prenotazioni online obbligatorie Già da anni alla funivia SkyWay di Courmayeur «l’introduzione della prenotazione online obbligatoria – spiega la presidente e Ceo Federica Bieller – ha portato i visitatori a informarsi prima della salita a Punta Helbronner e ad arrivare con maggiore consapevolezza delle condizioni dell’ambiente e dell’abbigliamento necessario». Senza più sandali e bermuda a 3.500 metri, come succedeva spesso. Gli amministratori stanno mettendo in campo una serie di azioni per gestire al meglio flussi e picchi. «Abbiamo regolamentato l’accesso alle valli Ferret e Veny con le navette gratuite e utilizziamo contatori sui sentieri per monitorare le presenze – dice l’assessore al Turismo, Simone Casale –. Stiamo anche ampliando la rete degli itinerari percorribili a piedi e in bici, creandone di nuovi per distribuire i visitatori». Riguardo a sentieri e ferrate, c’è poi chi punta su informazione e regolamentazione dei passaggi. A Pontedilegno-Tonale, la nuova via Il Sentiero dei Fiori, che ricalca i camminamenti dei soldati della Prima guerra mondiale a 3.000 metri di quota, ad agosto sarà percorribile solo in senso orario in base a un’ordinanza del Comune «per garantire una maggiore sicurezza degli escursionisti». Mentre sul Gran Sasso, in Abruzzo, un nuovo cartello mette in guardia i camminatori all’imbocco del sentiero per il Corno Grande: «Attenzione, questa non è una passeggiata. Se non hai l’attrezzatura adatta, ti sconsigliamo di proseguire». La battaglia al turismo improvvisato e cafone vale a qualsiasi latitudine.
Niente costumi e sandali da spiaggia. La montagna si ribella ai cafoni
Da Cortina a Courmayeur fino a Gressoney le misure contro maleducazione e overtourism










