L’inchiesta della Procura di Milano sugli arbitri e le presunte interferenze di esponenti dell’Inter rispetto alle designazioni di fischietti graditi o meno, si arricchisce ora con le parole intercettate dei protagonisti dell’indagine coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e dal pm Maurizio Ascione. E così nelle carte e nei brogliacci sono rimaste impigliate le richieste del mondo Inter all’ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi. “Non vogliamo quell’arbitro perchè porta sf…”, che tradotto in termini meno volgari suona come “sfortuna”. Erano dunque anche questi i desiderata che venivano recapitati al capo degli arbitri italiani. Naturalmente, viene spiegato dagli inquirenti, la richiesta non era diretta a Rocchi da esponenti dell’Inter, ma veniva mediata da soggetti del mondo arbitrale. Tra le tante intercettazioni infatti viene riassunta quella di un esponente dell’Aia a Rocchi in cui si spiegava l’arrabbiatura della squadra nerazzurra per una designazione. Insomma siamo certamente a un punto di svolta dell’inchiesta.
Quale che sia, richiesta di processo o richiesta di archiviazione, ad oggi non è dato saperlo. Chi indaga, infatti, chiusa l’attività istruttoria, sta tirando le fila per capire se effettivamente il reato di frode sportiva possa reggere fino a una condanna quantomeno in primo grado. Per farlo, è stato spiegato, bisogna capire se gli atti finora accumulati possano confermare tre paletti imprescindibili per configurare il reato, allo stato contestato solo a Rocchi e del tutto provvisorio. Ovvero l’esistenza delle interferenze, il modo occulto o fraudolento con cui vengono portate, e infine l’alterazione finale della partita. Così come recita la sentenza della Cassazione sull’ indagine Calciopoli. Per come è noto, Gianluca Rocchi – dopo una prima convocazione saltata – negli scorsi giorni è stato interrogato dai magistrati. Nel secondo invito a comparire il capo d’imputazione è stato radicalmente modificato. Intanto le ipotesi di frode rispetto alle note “bussate” alla sala Var di Lissone, proprio perché avvenute a Lissone, sono state trasferite per competenza alla Procura di Monza.













