Il dibattito sulla imminente revisione del sistema di scambio delle quote di emissioni dell’Unione Europea (Eu Ets), prevista per la metà di questo mese, sta delineando una profonda spaccatura geopolitica ed economica tra i Paesi membri. Da un lato, un fronte guidato dalla Spagna e composto da altre sei nazioni — Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia — ha sottoscritto un documento congiunto per chiedere a Bruxelles un deciso rafforzamento della piattaforma. Secondo questi governi, che già la scorsa primavera si erano espressi in tal senso con un’analoga iniziativa, l'Ets rappresenta la vera pietra angolare della transizione ecologica continentale e la futura riforma deve renderlo ancora più solido e «a prova di futuro», in modo da garantire stabilità normativa nel lungo periodo e tutelare gli ingenti investimenti già avviati nell'industria pulita. Per i firmatari, l'asticella delle emissioni va abbassata con decisione, impostando un fattore di riduzione lineare che sia rigorosamente coerente con l'ambizioso traguardo europeo di abbattere il 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040.
A questa visione rigorista si contrappone la forte pressione esercitata dai settori industriali più energivori e da diversi Stati membri preoccupati per la tenuta del tessuto manifatturiero, i quali chiedono invece una sostanziale rimodulazione delle regole per evitare la delocalizzazione e la perdita di competitività. Nei corridoi della Commissione europea, secondo quanto resocontato dall’Ansa in queste ore, si sta infatti consumando una complessa trattativa che potrebbe portare a un incremento delle quote di emissione gratuite concesse temporaneamente alle imprese. Molte aziende, strette tra l'obbligo di elettrificare i propri processi produttivi e i costi energetici strutturalmente più alti rispetto ai concorrenti extra-Ue, guardano alla revisione di metà luglio come a un salvagente necessario. L'obiettivo di questa frangia di Stati comunitari, di cui fa parte anche il nostro Paese, è mitigare l'impatto economico del mercato della CO2, trasformando parzialmente lo strumento da meccanismo puramente sanzionatorio a leva di accompagnamento graduale per i comparti industriali strategici.











