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Il pubblico siciliano ha già incontrato il teatro di Leoš Janáček attraverso “Jenůfa” tornata al Teatro Massimo di Palermo nel 2016 dopo la storica rappresentazione del 1979. Oggi è un altro dei suoi capolavori, Příhody lišky Bystroušky (La piccola volpe astuta), a conquistare il pubblico europeo. Un’opera lirica che, pur affondando le radici nei boschi della Moravia, parla un linguaggio universale: quello del rapporto tra l’uomo e la natura. Un tema che trova una particolare risonanza anche nel Mezzogiorno d’Italia, custode di alcuni dei più importanti patrimoni forestali del Mediterraneo, dalla Sila e dall’Aspromonte ai Nebrodi, alle Madonie e alla Ficuzza.Si potrebbe partire da Dante e dal memorabile verso dell’«amor che move il cielo e le altre stelle». O dal potente Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, che, precursore di una moderna sensibilità ecologica, attribuisce pari dignità a tutti gli esseri, umani e non umani. In entrambe queste visioni una forza universale anima la natura in ogni sua forma. È la stessa che attraversa la foresta immaginata e trasfigurata in musica da Janáček, dove il mondo animale diventa specchio dell’uomo e della sua fragile esistenza.









