Quelle poche volte che in Italia vengono commissionate e messe in scena delle opere nuove, ci si preoccupa subito di come andare incontro al pubblico dei melomani, ai loro gusti, alle loro aspettative, con risultati, dal punto di vista compositivo, spesso molto deludenti. Il nuovo teatro musicale ha invece saputo svincolarsi dal retaggio del melodramma, diventando una forma naturalmente ibrida, dove si mescolano espressioni artistiche diverse, reale e virtuale, analogico e digitale, spettacolo e vita quotidiana, esplorando tutte le intersezioni tra suono, voce, corpo, immagine, parola. Queste nuove tendenze sono intercettate da alcuni festival tematici, come OFF (Opera Forward Festival) di Amsterdam, la Biennale di Monaco e, ultimo nella stagione, il festival NODO (New Opera Days Ostrava), in programma dal 23 al 27 giugno.
La rassegna, giunta alla sua ottava edizione, presenterà sette nuove opere che spaziano tra temi e formati assai diversi. Alcune partono da riflessioni teoriche e filosofiche come SUBSTANCE: The Infinite Spinoza di Elliott Sharp, che si ispira alla visione dell’infinito di Baruch Spinoza e trasforma in soluzioni musicali e scenografiche la sua attività di costruttore di lenti; o come New Theory of Harmony di Milan Guštar, a metà tra opera microtonale e installazione sonora, basata sulla Nuova teoria dell’Armonia di Alois Hába, visionario compositore dei primi del Novecento. Dagli haiku giapponesi prende spunto l’opera In the Eyes of the Dragonfly di Jakub Rataj, mnmtre è ambientata in un mondo distopico e fantascientifico White Death di Miroslav Tóth. A Beckett si ispira Company della giovanissima Kristyna Švihálková, concepita come una forma di teatro strumentale con due percussionisti (che sono anche voci recitanti) nel ruolo dei protagonisti, mentre No. 61 (David) di Richard Ayres si basa su immaginari dialoghi interiori tra lo stesso compositore e suo padre, affetto da demenza senile, cui darà voce il basso Nicholas Isherwood.






