Sempre più frequenti - e sempre più amare - le proteste del pubblico dell’Opera. C’è chi parla di «stanchezza», chi di «disaffezione», ma la verità è sotto gli occhi di tutti: i teatri italiani vivono una stagione di pigrizia programmatoria senza precedenti. Cartelloni che si ripetono identici, titoli sempre uguali, cast fotocopia, produzioni riscaldate.
È un fenomeno che non riguarda un solo teatro, ma quasi tutto il panorama nazionale, dalle Fondazioni liriche ai teatri di tradizione. Una volta, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, i palinsesti offrivano varietà, curiosità, rischio: oggi la parola d’ordine è «prudenza». Ma questa prudenza, figlia della paura di sbagliare, ha prodotto un effetto devastante: la noia- che nei teatri è peggio del vuoto.
BEATRICE VENEZI, L'ULTIMA FARSA: I SINDACATI DEL TEATRO LA FENICE ANNUNCIANO UNO SCIOPERO
Le rappresentanze sindacali del Teatro La Fenice di Venezia hanno proclamato uno sciopero per venerdì 17 ottobre,...
Come si sa, il repertorio operistico italiano è sterminato: decine di migliaia di titoli composti tra il solo Settecento e l’Ottocento, da centinaia di autori, molti dei quali giacciono dimenticati negli archivi. Nei cartelloni della golden age - dagli anni ’50 ai primi ’70 del Novecento - si trovavano venti, anche venticinque opere all’anno, spesso con riscoperte e titoli di frontiera.






