Mercoledì alla riunione della Nato in Turchia il presidente statunitense Donald Trump è tornato a criticare i paesi europei che fanno parte dell’alleanza, usando toni estremamente aggressivi. Ha ribadito che gli Stati Uniti vogliono controllare la Groenlandia, e di non essere contento per come gli alleati della Nato non l’abbiano assecondato. Ha anche criticato la Nato perché «non ha fatto niente per aiutarci nella nostra guerra contro il paese sostenitore numero uno del terrorismo, l’Iran». Ha poi accusato direttamente alcuni governi europei: la Francia, il Regno Unito, la Germania, l’Italia e la Spagna.

Di fatto è successo quello che i governi europei temevano maggiormente: un’esplosione di rabbia di Trump, che ancora una volta ha mostrato le grosse divisioni dentro all’alleanza. È successo mentre Trump parlava con i giornalisti alla presenza di Mark Rutte, il segretario generale della Nato, che tra le altre cose è uno dei leader maggiormente accomodanti nei confronti del presidente statunitense.

Trump in particolare se l’è presa con la Spagna, sostenendo che sia «una causa persa» e «un partner terribile della Nato». L’ha criticata per la sua resistenza ad aumentare le spese militari e ha minacciato di interrompere i rapporti commerciali, benché non possa farlo, dal momento che la Spagna fa parte dell’Unione Europea, e che quest’ultima agisce come un blocco unico nelle questioni commerciali. Trump aveva già fatto critiche simili un anno fa, quando la Spagna aveva formalizzato il suo rifiuto ad aumentare le spese militari. Il governo spagnolo, che è guidato dal primo ministro socialista Pedro Sánchez, è uno di quelli che hanno criticato più duramente gli Stati Uniti per avere attaccato l’Iran.