| 8 Luglio 2026 14:03 |
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(Adnkronos) – Ci sono politici che cercano il consenso. Mario Adinolfi sembra aver fatto della ricerca del momento mediatico una disciplina olimpica: trovare la frase che divide, lanciarla nel dibattito e aspettare l’onda lunga della polemica. La sua carriera pubblica è un viaggio improbabile tra giornalismo, politica, libri, poker e social network: una specie di reality permanente in cui il concorrente porta sempre con sé un megafono. Il suo marchio di fabbrica è la battaglia culturale. Famiglia, aborto, eutanasia, unioni civili, educazione dei figli: ogni tema diventa un campo di scontro. Forse con una strategia: trasformare questioni complesse in una sfida tra visioni del mondo contrapposte, con una frase destinata a far discutere.
Uno dei momenti più citati arrivò nel 2015, quando, intervenendo al programma radiofonico ‘La Zanzara’, parlò del matrimonio sostenendo che la donna dovesse essere “sottomessa” al marito, precisando però che, a suo dire, il termine non significava mancanza di parità. Una sola parola – “sottomessa” – bastò a trasformare l’intervista in una delle polemiche più accese dell’anno. Sempre nel 2015 finì al centro del dibattito per le sue posizioni contro l’uso del preservativo. Commentando il tema della prevenzione dell’Hiv dichiarò che il condom fosse “solo propaganda” e indicò nella “sessualità responsabile” la soluzione, suscitando reazioni fortissime da parte di associazioni e critici.











