Il digitale per i più piccoli non è più un fenomeno emergente: è già mainstream. Secondo i dati Ipsos Doxa un preadolescente su due usa almeno un social network, il 12% dei bambini tra i 6 e i 10 anni maneggia uno smartphone ogni giorno, e più di un ragazzo su tre tra i 12 e i 18 anni utilizza chatbot e assistenti AI. Numeri che stridono con le raccomandazioni di pediatri e psicologi — nessuna esposizione a schermi prima dei due anni, uso moderato negli anni successivi — e con il limite dei 14 anni fissato per l'iscrizione ai social con supervisione genitoriale. È in questo scenario che nasce l'Osservatorio Digital for Kids & Teens della Polimi School of Management.

Un mercato da 4 miliardi di dollari

L'Osservatorio ha censito oltre 400 startup attive a livello internazionale nello sviluppo di prodotti e servizi per bambini e adolescenti, capaci di raccogliere complessivamente 4,1 miliardi di dollari di investimenti negli ultimi cinque anni. Il 58% di queste realtà lavora nell'ambito educativo — apprendimento personalizzato, tutoring intelligente, generazione automatica di contenuti didattici. Più in generale, oltre la metà dei finanziamenti raccolti dal settore si concentra proprio sull'educazione, mentre è la salute il comparto che attrae gli investimenti medi più consistenti per singola startup. Sul fronte del tempo libero, la fetta più consistente delle applicazioni riguarda la sicurezza digitale, il supporto ai genitori e la personalizzazione dei contenuti.