L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente anche nell’universo dell’infanzia. Non solo ChatGPT, Gemini o Claude, ma assistenti vocali, tutor personalizzati, robot educativi, libri interattivi e giocattoli conversazionali promettono di rendere l’apprendimento più efficace e la vita dei genitori più semplice. La prossima frontiera sarà quella degli agenti AI, capaci di accompagnare i bambini nello studio, nel gioco e persino nella conversazione quotidiana.Ma quale spazio occuperanno questi nuovi strumenti nella crescita dei bambini? Possono rafforzare il ruolo dei genitori oppure finiranno, almeno in parte, per sostituirlo?È il tema affrontato da Dana Suskind, docente dell’Università di Chicago, chirurga pediatrica e tra le maggiori studiose dello sviluppo infantile, nel nuovo libro Human Raised: Nurturing Connection, Curiosity and Lifelong Learning in the Age of AI. La sua posizione è distante tanto dall’entusiasmo acritico quanto dal rifiuto della tecnologia: l’AI può rappresentare una straordinaria opportunità, purché rimanga uno strumento al servizio delle relazioni umane e non il loro sostituto.Can AI raise children? Prof. Dana Suskind speaks out | Between the LinesNon è una posizione ideologica. Al contrario, nasce da oltre vent’anni di studi sullo sviluppo cerebrale nei primi anni di vita e si inserisce in una letteratura scientifica ormai consolidata. L’obiettivo non è rallentare l’innovazione, ma evitare che la ricerca dell’efficienza porti a delegare alle macchine alcune delle esperienze che contribuiscono maggiormente alla costruzione del cervello umano.Indice degli argomenti
Educare i figli nell'era dell'AI: consigli utili - Agenda Digitale
Chatbot, tutor digitali e giocattoli intelligenti stanno entrando nella vita dei bambini. Nel libro Human Raised, la neuroscienziata Dana Suskind propone due framework per aiutare genitori ed educatori a usare l'intelligenza artificiale senza compromettere ciò che le neuroscienze indicano come essenziale per lo sviluppo: la relazione umana









