Nota per le sue celebri località marine, da Portofino a Santa Margherita, la Riviera Ligure di Levante si distingue anche per una tradizione vitivinicola in cui l'agricoltura si fa estremamente complessa, quasi una forma d’arte.
Quattro generazioni
In questo scenario suggestivo, compreso tra le Cinque Terre e i Colli di Luni, sorge la cantina Arrigoni. Dal 1913, questa realtà – oggi alla quarta generazione – coltiva con profonda riconoscenza una terra spettacolare ma complessa. Le radici di questa avventura risalgono ai primi anni del Novecento con il capostipite Gervasio. Da quel momento, il valore della fatica, l’artigianalità e la gestione manuale del vigneto si sono tramandati immutati, definendo i contorni di una viticoltura che, a pieno titolo, la critica internazionale definisce eroica. Famiglia Arrigoni
La sfida della pendenza
Coltivare la vite in queste zone è a dir poco faticoso soprattutto se si tratta di 18 ettari vitati, frammentati su un’estensione geografica importante - circa 50 km - spesso anche difficilmente raggiungibili, e in un gradiente altimetrico verticale che precipita da 300 metri fino a soli 5 metri sopra il livello del mare. “Significa rinunciare a qualsiasi forma di meccanizzazione” spiega Sara Arrigoni, enologa. “È un lavoro di assoluta devozione manuale. Le lavorazioni agronomiche sono scandite da passi lenti e faticosi lungo scalinate di pietra; i trattamenti, il monitoraggio della parete fogliare e, soprattutto, la vendemmia avvengono esclusivamente a mano, caricando sulle spalle il peso delle ceste”. I vigneti storici sembrano aggrappati alla terra attraverso muretti a secco, terrazzamenti strappati ai boschi e alla macchia mediterranea che sfidano la gravità, affacciati a strapiombo sul mare blu cristallino. La faticosa raccolta delle uve in cassetta







