LUNI. Fra i filari sospesi tra mare e montagna, a cavallo tra Liguria e Toscana, la Cantina Lunae racconta una storia di radici contadine trasformate in un patrimonio culturale e vitivinicolo. Protagonista del racconto è il Vermentino dei Colli di Luni, vitigno che si è affacciato con discreta tenacia nel panorama ampelografico italiano per poi diventarne, passo dopo passo, uno degli attori più ambiti. Merito della famiglia Bosoni che, a partire dal padre Paolo, vero pioniere del Vermentino di Luni, ha trasformato l’uva in un fuoriclasse, testimonial indiscusso di un territorio dal fascino più unico che raro. Intorno al quale ha costruito un universo fatto non solo di vigne suggestive – come quella accanto all’anfiteatro romano di Luni – e cantina, ma anche di orto, ristorante, Museo del vino, bottega del gusto, libreria e persino una chiesetta. Con il progetto di costruire anche una struttura per l’accoglienza.

L’isolamento geografico, stretto fra mare e montagna, ha preservato questa diversità. «Gli internazionali qui non sono mai arrivati, per senso di attaccamento alle radici e anche perché c’era poco spazio. È stata la nostra fortuna: oggi questo isolamento si è trasformato in un patrimonio». A parlare è Diego Bosoni, oggi al timone dell’azienda di famiglia, che ripercorre il cammino iniziato dal padre e ancora prima dal nonno.