Una nuova analisi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) quantifica per la prima volta il legame tra rischio climatico e finanze per l’Italia, mostrando come il cambiamento climatico possa indebolire in modo strutturale la fragile crescita economica italiana e aggravare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Il riscaldamento può costare all’Italia fino a 6 punti di Pil entro metà secolo, e raddoppiare i rischi di rifinanziamento del debito italiano.
Le perdite, si legge tra l’altro nel documento, non colpiscono l’Europa in modo uniforme: le regioni meridionali e orientali risultano più esposte, mentre, per l’Italia, il rischio principale è una traiettoria di crescita e di esposizione fiscale strutturalmente più fragile.
Lo studio è stato realizzato dal Cmcc in collaborazione con Deloitte Climate & Sustainability e European University Institute, e mostra come in assenza di politiche climatiche e misure di adattamento adeguate, l’Italia rischia molto. «Questo è il primo studio che quantifica il rischio climatico per le finanze in Italia» spiega Massimo Tavoni del Cmcc, dove è direttore dello European Institute on the Economics and the Environment ed autore dello studio. «Troviamo che il rischio climatico sia anche un rischio sovrano – spiega Tavoni – con impatti macroeconomici che si propagano alle finanze pubbliche, agendo da fattore di stress su una vulnerabilità economica e fiscale già esistente».








