Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi sono arrivate sul tavolo dell’autopsia con i segni di una grave intossicazione. Così le ricorda a Fanpage.it il gastroenterologo Francesco Laterza, tra i primi esperti nominati per il giallo delle due donne avvelenate dalla ricina.

Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Necrosi emorragica della mucosa gastrointestinale, gravissima disidratazione, insufficienza multiorgano e infine shock cardiocircolatorio. Questo è il quadro clinico che ha portato alla morte la 15enne Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, 51 anni. "È stata una morte violenta", conferma a Fanpage.it il gastroenterologo Francesco Laterza, specialista del pool di esperti incaricati dalla Procura di Larino di redigere la perizia relativa alle due donne di Pietracatella uccise dalla ricina il 27 e 28 dicembre, appena dopo Natale.

Laterza, medico dell'ospedale di Chieti, è stato il primo specialista ad affiancare la medica legale Benedetta De Luca, quando ancora l'ipotesi era quella di un'intossicazione alimentare e sono stati indagati cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso per omicidio colposo. Successivamente, è stato aperto un altro filone d'indagine contro ignoti per omicidio premeditato e ascoltate 120 persone vicine alla famiglia. Dottore, ha firmato come consulente del collegio peritale la seconda perizia sulla morte delle due donne, ma lei era anche al tavolo dell'autopsia il 31 dicembre 2025, prima che si iniziasse a parlare di ricina. L'attenzione degli inquirenti si è spostata sui conoscenti delle vittime, com'è cambiato quindi il suo lavoro?