I risultati dell’esame post mortem su Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita confermano “valori compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino” avvenuta “più probabilmente per via orale” e “verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre”.

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Quando Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono state ricoverate a Campobasso, la loro situazione clinica era ormai disperata e anche se i medici si fossero accorti dell’avvelenamento da ricina in atto, sarebbe stato impossibile salvarle a causa dell’elevato quantitativo di tossine nel corpo. È quanto ha stabilito l’autopsia su madre e figlia avvelenate nei giorni a ridosso di Natale nella loro casa di Pietracatella.

I risultati dell’esame post mortem, depositati alcuni giorni fa, potrebbe mettere un primo punto fermo sulla delicata vicenda su cui indaga ora la procura di Larino. L’autopsia infatti confermerebbe definitivamente l’assoluta estraneità dei medici alla morte di madre e figlia, che si erano rivolte al pronto soccorso due volte ma le loro condizioni erano state ricondotte a una possibile intossicazione alimentare. Secondo la dettagliata perizia medico legale composta da quasi 900 pagine, a cui sono allegati anche gli esami svolti dal centro antiveleni "Maugeri" di Pavia, “Le indagini chimico-tossicologiche eseguite sui campioni biologici” hanno fatto emergere “valori compatibili con un'intossicazione acuta da tossine del ricino”. La relazione dei consulenti, anticipata dal Tg1, spiega inoltre che “Alla luce dell'elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell'assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente”.