di

Vincenzo Brunelli

Il tribunale ha rigettato il ricorso dell'imprenditore, imponendogli anche 14 mila euro di spese legali: il gestore della rete idrica gli aveva segnalato via raccomandata il picco di consumi anomalo, ma il cliente era rimasto inerte per mesi

Tra febbraio e aprile del 2023 un imprenditore milanese, proprietario di due ristoranti, si è visto recapitare due bollette dell'acqua per un totale di 134mila euro, la prima a febbraio di 105mila e la seconda ad aprile di 29mila. Nei giorni scorsi la giudice Francesca Avancini, dell'undicesima sezione civile del Tribunale di Milano, ha rigettato il suo ricorso, condannandolo anche a 14mila euro di spese legali.

La sentenza affronta il caso di una maxi-bolletta dell'acqua contestata dall'imprenditore e che aveva ricevuto dalla società che in quegli anni gestiva il sistema idrico milanese. Si tratta di un picco di consumi decisamente anomalo ma il giudice ha stabilito che l'importo è interamente dovuto dal cliente alla società, applicando una regola logica e giuridica lineare. L'avvocato Francesco Parise, esperto della materia, ma estraneo alla vicenda processuale, spiega così la ratio giuridica seguita dal Tribunale di Milano: «Se lo stesso contatore registra consumi corretti prima e dopo il periodo contestato senza subire riparazioni, si deve presumere che lo strumento abbia sempre funzionato bene misurando solo l'acqua effettivamente transitata. Questa presunzione di correttezza sposta l'intero onere della prova e di custodia sulle spalle del cliente. La legge prevede infatti che l'utente sia responsabile esclusivo della rete idrica e le perdite d'acqua invisibili negli impianti interni o nei muri ricadono interamente sotto la vigilanza dell'utente».