Chi sarebbe il terribile mandante dell'attentato al principe del giornalismo d'inchiesta che giù le mani anche se massacra persone e che se sbaglia manco chiede scusa?

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Povero Sigfrido Ranucci. Un anno a fare il martire della libertà di stampa minacciata da criminalità organizzata e poteri forti che lo vogliono zittire. Una Madonna pellegrina in campagna per il No al Referendum giustizia, acclamato da pm cui fa da sponda televisiva. Poi, la svolta nelle indagini dell'attentato ai danni dell'impavido che: "Una mia fonte mi ha detto che ha visto Nordio entrare nel ranch di Cipriani in Uruguay" (costretto poi a scusarsi per la panzana detta dalla Berlinguer, incapace di fermarlo, e come una Minetti qualsiasi graziato dal ministro che rinunciò alla querela). Ebbene, chi sarebbe il terribile mandante dell'attentato al principe del giornalismo d'inchiesta che giù le mani anche se massacra persone e che se sbaglia manco chiede scusa? Bin Laden? No. Riina? No. Provenzano? No. Lavitola. No, dico: Lavitola. Che ridere. Un anno di scorta buona (ché quelle dei politici sono cattive), sinistra e grillini cheerleader che gli si stringono attorno, e il suo problema è, rullo di tamburi, Walterone Lavitola. Per fortuna la vicenda si rivela poco seria quindi possiamo permetterci di scherzare. Siamo infatti a un passo dalla commedia di Bombolo e Thomas Milian, altro che camorra, mafia e Ndrangheta. Tanto che Ranucci stesso ammette: "Lavitola? Ma noi siamo amici, com'è possibile?". In effetti è strano, come lo è sin dal primo giorno un attentato che - almeno - lo ha reso intoccabile anche a dispetto delle panzane che spara.