Per il gip è pericoloso: "Il suo stato psicologico da approfondire con una perizia"

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Un fatto "a dir poco eccentrico e apparentemente insensato", anche per la "peculiare rivendicazione che l'indagato ne ha fatto negli stessi istanti dell'arresto", dicendo: "Mi sono divertito. Quando esco, lo rifaccio". E in ciò "sta gran parte dell'aspetto allarmante e inquietante" del gesto di Lamin Saidilly (in foto). Resta in carcere (come chiesto dal pm Elio Ramondini) il 22enne nato in Veneto da genitori gambiani, accusato del tentato omicidio di un 55enne, Gerardo P., ferito quasi a morte sabato mattina con una ventina di coltellate in via Capecelatro a Milano.Nelle 14 pagine di ordinanza il gip Luigi Iannelli motiva la misura, tra l'altro, con il pericolo che l'indagato colpisca di nuovo e aggiunge che il suo "stato mentale" andrà "approfondito" con una consulenza o una perizia. Il giudice ricostruisce che il giovane nella "precedente detenzione carceraria nel Regno Unito aveva vergato scritti in cui affermava di avere una salute mentale precaria e di temere di poter uccidersi". Saidilly è stato detenuto per circa due anni per un'aggressione con coltello a scopo di rapina a Leeds. E in quel periodo "avrebbe collezionato anche vari rapporti disciplinari, alcuni dei quali per aggressioni" contro "personale penitenziario, in parte anche con ausilio di lame artigianali". Mentre le pagine manoscritte "motivazionali" che gli sono state trovate addosso quando è stato arrestato, spiega il gip, "sembrano elementi di un lungo flusso di coscienza, per la verità coerente nella forma, ma senza dubbio sui generis". Si dà comunque atto che allo stato non ci sono elementi documentali su patologie psichiatriche dell'indagato e lo stesso padre ha negato che il figlio "abbia mai avuto problemi in tal senso". Vanno inoltre evidenziati alcuni aspetti di "lucidità" nelle sue mosse: era "travisato" per non farsi riconoscere e quella frase "mi sono divertito, appena esco lo rifaccio" è "raccapricciante", ma implica "una certa consapevolezza". Il giudice riconosce l'aggravante dei futili motivi, non quella della premeditazione.