Pizzini con i segreti di Stato srotolati dalle tasche della camicia consegnati durante incontri al parco, su una panchina o al bar. Scambio di cellulari nascosti in un microonde. Schede di memoria digitale lasciate nella crepa di un muro in strada. E buste da 4mila euro in contanti, il prezzo concordato per ognuna di quelle informazioni riservatissime che Gavino Raoul Piras, 59 anni, sardo, ex agente dei servizi segreti, otteneva grazie ad alcune talpe tra i militari del mondo cyber della Difesa e forniva a un agente dell’intelligence russa, che in Italia è coperto da immunità diplomatica.

Piras è stato più volte ripreso dagli investigatori del Ros durante i suoi incontri con la spia di Mosca. Il sistema di spionaggio era stato scoperto poco più di un anno fa, dopo la segnalazione dell’Aisi, con un’operazione di controspionaggio dell’intelligence italiana.

Forniva agli 007 russi informazioni riservatissime su intelligence e armamenti prodotto nel nostro Paese. Era lui ad avere i contatti esclusivi con l’agente russo. La spia di Mosca gli chiedeva le informazioni di cui aveva bisogno, Piras le reperiva grazie ad alcune talpe che ora risultano indagate nell’inchiesta del Ros.

Gavino Raoul Piras è un ex appartenente all’intelligence italiana e già sottoufficiale dell’Arma. Si definiva analista indipendente di intelligence fin dalla fine della sua professione, culminata con l'assegnazione nel 2012 della 'Legione al merito', una decorazione militare degli Stati Uniti, in genere conferita a membri dell'Esercito americano e di nazioni alleate e a lui concessa per la sua attività in Afghanistan e Iraq.