Caro direttore, ennesimo incidente sulla Romea ed ennesime polemiche sulla sicurezza di quella importante arteria. La verità è che la Romea è una strada molto trafficata e rettilinea il che spinge spesso ad azzardare dei sorpassi anche lì dove invece verrebbe richiesta prudenza. Gli incroci e i distributori in una strada con queste caratteristiche sono un problema perché spesso costringono a frenate improvvise anche in fase di sorpasso. Idem per gli autovelox che spesso costringevano a rallentamenti e accelerazioni improvvise. L'unica sarebbe mettere delle rotonde lì dove ci sono gli incroci in modo da rallentare la velocità dei veicoli. Ma la Romea è lunga, molto lunga e senza un'azione di responsabilizzazione (penso a dei cartelli luminosi all'inizio della strada) qualunque cosa si faccia sarà vana.

Lino Renzetti La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, chiamiamo le cose con il loro nome: la Romea è un autentico scandalo. Nazionale, non solo veneto o nordestino. Da molti anni questa strada, la Statale 309, con i suoi quasi 130 chilometri, oltre la metà dei quali in Veneto, ha il triste primato di essere una delle arterie più pericolose d'Italia, cioè una di quelle dove si verificano più incidenti, una media di circa un centinaio l'anno, spesso con gravi conseguenze com'è accaduto in questi giorni. Ma nonostante ciò, nonostante questa lunga catena di lutti, la Romea rimane lì: sostanzialmente uguale a se stessa, unica e inadeguata via di collegamento, senza vere alternative, tra due delle regioni più produttive d'Italia, Veneto ed Emilia Romagna. Il problema Romea è noto: la Statale 309 ha una sede stradale del tutto inadeguata all'intensità del traffico che quotidianamente la percorre, in particolare per ciò che riguarda i mezzi pesanti, oltre il 25 per cento del totale. Anche per questa ragione non è creando una rotatoria in più o togliendo un distributore che si decongestionerà la Romea e si ridurrà il numero di incidenti. Né si può semplicemente pensare di far appello al senso di responsabilità di automobilisti, motociclisti e autotrasportatori. Non basta. Serve, e lo sappiamo da tempo, altro. Ma l'aspetto che rende ancora più paradossale questa vicenda è che, ormai, cosa serva è noto, o almeno dovrebbe esserlo, a tutti. Se un tempo si pensava infatti che la soluzione fosse la costruzione di una (costosa) alternativa alla Romea, oggi sappiamo, in base agli studi dell'Anas, che un investimento di questo tipo, cioè un'intera arteria parallela, sarebbe probabilmente eccessivo, se non inutile. Basterebbe, diciamo così, realizzare una variante nei territori di Chioggia, Rosolina, Porto Viro e Porto Tolle e raddoppiare il trafficatissimo e insidioso rettilineo tra Lughetto e Codevigo. Interventi importanti dal punto di vista finanziario, ma non onerosi come la costruzione di una "nuova Romea". E dunque se la strada è stata individuata, perché non la si percorre? Difficile capirlo. Qualcosa si sta muovendo, ma i nodi da sciogliere sono i tempi di realizzazione e soprattutto le risorse necessarie per realizzare questi interventi. Su questo non ci sono certezze. Insomma: il buio oltre la siepe, anzi oltre il guard rail. C'è da chiedersi quanti incidenti e quante vittime si dovranno ancora contare prima che la Romea cessi di essere una strada della morte.