San Gavino.08 luglio 2026 alle 01:39Solo due medici, l’organico ne prevede undici. L’Asl: «Momento difficile»
Ogni anno 18mila persone arrivano al pronto soccorso dell’ospedale “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino, ma il personale medico è ridotto all’osso e in alcuni giorni le ambulanze in fila sono anche sette o otto. Ieri mattina la direttrice facente funzioni del pronto soccorso, la dottoressa Marianna Piras, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico (ha scritto per motivi personali), e rimarrà in organico come medico. Una scelta che, secondo voci d’ospedale, potrebbe essere dovuta anche al carico di lavoro sempre maggiore, dal momento che il pronto soccorso di Isili è spesso chiuso per mancanza di personale sanitario e anche il servizio di primo soccorso dell’ospedale di Oristano talvolta deve dirottare le emergenze a San Gavino. In più, con l’impossibilità della proroga del contratto ai medici “gettonisti”, la situazione si fa di giorno in giorno sempre più difficile.
I sindacati
Per l’ospedale sangavinese è una situazione da codice rosso, rimarca Gino Cadeddu della segreteria della Funzione pubblica Cgil della Sardegna Sud Occidentale: «La situazione è sempre più gravosa e i due medici in organico fanno i salti mortali per far fronte alla mole di lavoro. Dalla Regione urgono risposte concrete e chiediamo che sia applicata la delibera 31 del 2026, che prevede un compenso di 100 euro all’ora per i medici con una tassazione ridotta al 15 per cento. La situazione mette pressione a un organico limitato, chiamato a sostenere turni di lavoro molto gravosi, con ripercussioni sia sul personale sia sulla qualità complessiva del servizio. I medici di famiglia andati in pensione non sono stati sostituiti e la gente ha solo il pronto soccorso per potersi curare. Ora sono arrivati i turisti e siamo nel peggior periodo dell’anno». Sulla stessa linea Giampaolo Mascia, segretario provinciale della Fials: «L’ospedale deve far fronte a un bacino d’utenza di circa 200mila persone. Nel pronto soccorso i medici in organico sono pochi e andrebbe potenziato il numero degli infermieri e degli operatori sociosanitari».






