BRESSANONE. Al mattino c'è chi accompagna i figli all'asilo in automobile, o in autobus, o a piedi. Claudia Fea e Fabrizio Marino, invece, d'inverno lo fanno in motoslitta, mentre d'estate entrano in scena bicicletta e cabinovia. È una delle immagini che raccontano meglio la nuova vita dei nuovi gestori del Rifugio Cai Plose, protagonisti di una prima stagione iniziata tra le difficoltà di un cantiere appena concluso e proseguita ben oltre le aspettative.

Quando il rifugio ha riaperto lo scorso dicembre, i lavori di ristrutturazione erano terminati appena pochi giorni prima. Il tempo di aprire le porte e la coppia piemontese si è ritrovata nel pieno delle festività natalizie, alle prese con una struttura tutta da scoprire: sistemi di cassa da imparare, problemi di rete, una logistica complessa e centinaia di ospiti da accogliere.

La prova del fuoco. «I primi mesi sono stati una vera prova del fuoco», raccontano, «poi abbiamo trovato il nostro equilibrio. Oggi possiamo dire che le cose stanno andando a gonfie vele e siamo felici di questa scelta».

Per Claudia Fea e Fabrizio Marino quella della vita sulla Plose non è stata una fuga dalla città, ma il naturale approdo di un percorso iniziato undici anni fa, quando decisero di lasciare la professione di architetti per dedicarsi alla gestione dei rifugi alpini. La Plose rappresentava il sogno successivo: una grande struttura direttamente sulle piste, dove vivere e lavorare immersi nella montagna.