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Silvia M. C. Senette
L'ex gestore del rifugio Punta Penia, il più alto delle Dolomiti, si racconta dopo un periodo difficile. La casa in ristrutturazione tra Feltre e Belluno: «Chi cerca il resort o la spa ha sbagliato indirizzo»
«Il 21 maggio compio un anno esatto da sobrio. Non festeggerò, ma dentro di me sarò felice: è stata una prova durissima, soprattutto perché negli ultimi mesi il corpo mi ha tradito: scendevo dal letto ed ero già spossato, mi sembrava di avere i sassi nelle articolazioni». Carlo Budel, storica «Sentinella delle Dolomiti», ha le mani sporche di terra e lo sguardo rivolto verso le sue cime. Dopo l’addio alla Marmolada e il percorso per sconfiggere la dipendenza dall'alcol, sta ricostruendo la propria esistenza nel vecchio rudere che ha acquistato tra Feltre e Belluno. Una rinascita che si è incagliata in un nuovo intoppo di salute: un’anemia perniciosa ereditaria che lo ha messo duramente alla prova.
Come ha scoperto questa nuova malattia e come l'ha affrontata?«Ho perso otto chili in due mesi. Ero sempre stanco, svuotato e, dopo cure senza risultati, mi hanno trovato un’anemia perniciosa che mi impedisce di assimilare la vitamina B12: potrei mangiare cinquanta bistecche, ma non la assorbo. Ora vado avanti a infiltrazioni pesanti per rimettermi in piedi; il medico ha detto che se avessi aspettato ancora un po' non mi sarei più alzato dal letto. È una cosa di famiglia, ereditaria, ma secondo il dottore il mio abuso di alcol ha contribuito a farla esplodere. Inutile girarci intorno, prima non l’avevo».






