CENCENIGHE (BELLUNO) - Negli anni '60 il turismo dello sci in Agordino era ancora tutto da costruire, ma già sulla strada verso la neve nasceva l'hotel Dolomiti, che dopo quasi 60 anni oggi cerca un futuro. La famiglia Faè verso la fine di quel decennio ebbe l'intuizione di creare quello che nel tempo diventò un fiore all'occhiello dell'ospitalità, della ristorazione e della pasticceria, proprio al crocevia tra valle del Biois e Val Cordevole. Ora Marco Faè, dopo quasi 60 anni passati in cucina è ormai stanco, deve fare i conti con qualche acciacco, non ha figli e i parenti non sembrano interessati a prendere in mano le redini dell'albergo. Vuole passare la mano, ma al momento le ricerche non hanno dato buon esito.
«I miei bisnonni iniziarono con delle attività commerciali qui a Cencenighe -racconta Marco Faè, 68 anni- la storia dell'hotel iniziò nel 1968 dopo l'alluvione di due anni prima, dapprima con la costruzione di un bar da parte dei miei genitori, quindi del ristorante e poi alcune camere, che col tempo sono arrivate alle 30 attuali. Avevo studiato alla scuola alberghiera, ma fin dall'età di 15 anni avevo iniziato a lavorare in cucina e ancora prima portavo i piatti ai tavoli oppure andavo con mio padre al macello. Col tempo ho imparato sempre più il mestiere e il ristorante si era ritagliato una nicchia specie per matrimoni e banchetti. Mamma Giovanna e papà Mario sono stati sempre al mio fianco nel lavoro, fino quasi al termine dei loro giorni, rispettivamente a 93 e 87 anni. Dopo la loro scomparsa e con l'avvento della pandemia le cose sono cambiate. Matrimoni se ne fanno sempre meno e mi è mancato l'apporto della famiglia nella conduzione dell'hotel, il mio lavoro è sempre stato ed è in cucina».







