Roberto Vannacci è chiaramente legato all’estrema destra. La sua esperienza politica, dal 2023 in poi, si colloca in quell’area: prima ebbe contatti con Fratelli d’Italia, poi si candidò alle elezioni europee del 2024 con la Lega, di cui è stato anche vicesegretario federale, infine quest’anno ha fondato un suo partito, Futuro Nazionale, che ambisce a occupare uno spazio ancora più radicale, ancora più a destra della destra di governo. Negli anni precedenti, però, quando il suo progetto di darsi alla politica non era ancora definito, Vannacci ha avuto buone e proficue relazioni anche con ambienti del centrosinistra, godendo della stima di esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.

Lo si deve essenzialmente all’attivismo di Vannacci contro l’esposizione di militari italiani all’uranio impoverito in Iraq, dove lui aveva comandato un contingente di circa 800 soldati in una missione internazionale di contrasto all’ISIS tra il settembre del 2017 e l’agosto del 2018.

Quelle sue iniziative miravano anche a delegittimare i suoi superiori, con cui era entrato in contrasto da tempo. Ma vennero poi sfruttate in modo a volte un po’ ingenuo, a volte un po’ opportunistico, da parte di chi cercava di ottenere eventuali prove dell’utilizzo di sostanze dannose per la salute dei militari nei luoghi in cui erano impegnate le Forze armate italiane, oppure da parte di chi voleva sollevare polemiche politiche contro il ministero della Difesa di allora.