Per la Corte costituzionale è ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri di Roma relativo «all’omessa richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati per il reato contestato a Giusi Bartolozzi», ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia, nel caso Almasri. Dopo una camera di consiglio, la Consulta ha stabilito che il ricorso dovrà essere trattato «in rito e nel merito», in un'udienza pubblica che verrà fissata dopo l’estate, forse non prima di ottobre o novembre.
La decisione della Corte comporta un sostanziale congelamento del procedimento a carico dell’ex funzionaria ministeriale, la cui prima udienza è fissata per il prossimo 17 settembre davanti al giudice monocratico di piazzale Clodio. Per Bartolozzi l'accusa mossa dalla Procura è quella di aver fornito false informazioni al pm in relazione alla vicenda del generale libico accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l'umanità. Almasri venne prima arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane.
Nell’ordinanza la Consulta scrive che la Camera «è legittimata a proporre conflitto» per difendere le proprie prerogative, ricordando che i due rami del Parlamento sono competenti a decidere «sulle richieste di autorizzazione a procedere anche nei confronti degli "indagati laici", cioè di coloro che, pur non rivestendo la qualifica di ministri - è detto -, abbiano concorso nel reato ministeriale o abbiano commesso un reato ad esso connesso». Nell’atto la Corte ricorda che, dal canto loro, la Procura e il Tribunale dei ministri di Roma «sono legittimati a resistere in quanto poteri dello Stato».











