La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni sollevato dalla Camera in favore di Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio imputata per aver reso false informazioni al Tribunale dei ministri sul caso Almasri, il torturatore libico arrestato in Italia e poi lasciato libero dal governo. Lo scorso aprile l’Aula di Montecitorio ha votato per estendere all’ex “zarina” di via Arenula lo “scudo” parlamentare che ha già salvato dal processo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: secondo i deputati, infatti, i giudici avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione a procedere anche nei confronti di Bartolozzi, considerandola concorrente nel favoreggiamento contestato a Nordio, o comunque responsabile di un reato “funzionalmente connesso” a quello di cui era accusato il Guardasigilli. Il Tribunale dei ministri, invece, aveva trasmesso alla Procura di Roma gli atti relativi alla testimonianza dell’ex dirigente ministeriale, definita “inattendibile e mendace“: nei mesi scorsi i pm hanno emesso nei suoi confronti il decreto di citazione diretta a giudizio (con prima udienza fissata al 17 settembre) ma il procedimento resterà sospeso in attesa dello scioglimento del conflitto di attribuzioni.