È sottile, il crinale tra desiderio smisurato e ordine sociale, ansia di libertà che travolge tutto e regole che provano a imbrigliarla. Il magma che ribolle sotto la superficie - la scena si svolge infatti sulle pendici di un vulcano fumante – svela l’uomo (e il suo inconscio) per quello che è: cosa viva sotto la crosta, che la società cerca di contenere. Ma che periodicamente esplode. È un “Don Giovanni” che parla dell’oggi, questo testo di Molière nella traduzione di Edoardo Sanguineti: dell’uomo “che pretende di non avere limiti al proprio sogno di libertà”, spiega il regista Carlo Sciaccaluga. “Don Giovanni – sottolinea Sciaccaluga - è un rivoluzionario del pensiero critico, un anarchico aristocratico che mette in discussione l’ordine della società. È un pedagogo un po’ perverso: insegna la libertà al suo servo Sganarello che non può permettersela, perché la libertà è prerogativa dei ricchi. La loro coppia è inscindibile. E tra l’intellettuale e l’analfabeta, tra il servo e il padrone, è difficile stabilire se uno dei due abbia un primato morale sull’altro”.
È il debutto dell’estate, il “Don Giovanni” di Molière in prima nazionale che apre il Festival Teatrale di Borgio Verezzi l’8 e il 9 luglio alle 21.30 in piazza Sant’Agostino: una co-produzione del Teatro Nazionale di Genova insieme a Gli Incauti, che sarà in cartellone nella nuova stagione del Nazionale al Teatro Duse, dal 14 al 18 ottobre.A interpretare Don Giovanni è Simone Toni, attore e regista che in venticinque anni di carriera ha lavorato con Luca Ronconi, Romeo Castellucci, Gabriele Lavia, ed è stato diretto da Carlo Sciaccaluga per la prima volta ne “La congiura del Fiesco a Genova”. Sganarello è Enzo Paci: attore che si è formato alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, noto al grande pubblico nei panni del commissario Bacigalupo nella serie tv Blanca, e in quelli di Paolo Villaggio nel biopic Com’è umano Lui, con la regia di Luca Manfredi. A completare il cast le attrici Federica Castellini, Giorgia Coco, Francesca Osso.Nella tragicommedia di Molière, “Don Giovanni non è un dongiovanni – riflette ancora Sciaccaluga - Sì, lo vediamo sedurre e abbandonare una donna dopo l'altra, ma il senso ultimo del suo agire sembra dettato da una insopprimibile critica dei modi in cui l’umanità vede sé stessa, soprattutto in relazione a Dio”. Sciaccaluga ha lavorato sul testo di Molière tradotto da Sanguineti mantenendolo praticamente intonso, nella convinzione che i classici vadano riproposti così come sono scritti. Il personaggio di don Giovanni – continua ancora il regista – “ama l’umanità incondizionatamente. Però vede intorno a sé un mondo che premia chi ignora le ragioni del sentimento, si consegna alla freddezza dei numeri e seppellisce l’amore sotto coltri di repressione e dogmatismo. E forse da qui deriva la sua ribellione metafisica. C'è qualcosa di politicamente tragico, in lui, un’anima nobile che per scardinare la corruzione del mondo sprofonda nella violenza”.







