Ondate di calore sempre più frequenti, incendi boschivi, bombe d'acqua. E poi le missioni internazionali, come quella appena conclusa in Venezuela dopo il devastante terremoto del 24 giugno, e le tragedie che interrogano la cultura della sicurezza, a partire dalla strage di Capodanno a Crans-Montana. Il lavoro dei Vigili del fuoco è lo specchio di un Paese – e di un pianeta – che cambia. Ne parliamo con Eros Mannino, capo del Corpo Nazionale, che ci racconta anche Campo Giovani VVF, il progetto che dal 5 al 18 luglio porta quasi quattrocento adolescenti a vivere fianco a fianco con i Vigili del fuoco in sette campi base in tutta Italia. Perché la prevenzione più efficace, spiega, resta quella culturale: "Un conto è adottare misure impiantistiche e gestionali, un conto è che le persone capiscano cosa sta succedendo e imparino a proteggersi".Partiamo dall'emergenza caldo che stiamo vivendo da settimane. Dal vostro osservatorio, quanto è cambiata negli ultimi anni la tipologia dei vostri interventi?"In questi ultimi anni c'è stato un aumento delle temperature medie – è un dato statistico – con ondate di calore improvvise e soprattutto frequenti. Il caldo estremo ha favorito gli incendi: la vegetazione è più secca e le condizioni che alimentano i roghi si sono moltiplicate. Ma non è solo questo. In città il caldo crea criticità per la salute delle persone più fragili, e al soccorso sanitario si accompagna quasi sempre un soccorso tecnico dei Vigili del fuoco. Poi ci sono i guasti agli impianti: le reti vanno in crisi per lo stress delle alte temperature, salta la corrente, saltano i servizi. E i cambiamenti climatici determinano anche precipitazioni intense, le famose bombe d'acqua: i suoli urbanizzati sono ormai sostanzialmente impermeabili, le fogne non drenano più e si creano allagamenti e disservizi che generano attività di soccorso".Eventi più intensi e più ravvicinati nel tempo: le emergenze si inseguono. Il Corpo ha dovuto rivedere organizzazione, mezzi, formazione?"Adeguiamo costantemente la nostra capacità di risposta alle nuove esigenze. Che derivano dai cambiamenti climatici, ma anche dalla transizione energetica, che ha portato sul mercato prodotti con rischi nuovi: i combustibili alternativi, diversi da quelli tradizionali, o le batterie al litio, che possono andare incontro a fughe termiche. Prendono fuoco e, soprattutto, una volta che l'incendio parte è difficile da spegnere. Sul fronte delle risorse umane, potenziamo il dispositivo nei periodi di maggiore criticità: per gli incendi boschivi contribuiamo allo spegnimento attraverso convenzioni con le Regioni, che ne sono responsabili per definizione, con più uomini e più mezzi. Abbiamo costituito 32 presìdi rurali, nuove sedi attivate in modo permanente o stagionale nei parchi ad alto valore ambientale. E disponiamo della flotta aerea antincendio più importante d'Europa: una ventina di Canadair, che intervengono anche all'estero – in Grecia, in Francia, dove ci viene chiesto aiuto – oltre agli elicotteri, compresi quelli ereditati dall'ex Corpo Forestale dello Stato".Ogni estate torna la piaga dei roghi dolosi. Sul fronte preventivo cosa si può fare?"È un fenomeno annoso, antico, difficile da debellare. Sul piano repressivo operiamo di concerto con i Carabinieri Forestali: anche noi siamo ufficiali di polizia giudiziaria con competenza specifica sugli incendi. A livello preventivo si può monitorare, con telecamere e avvistatori. Ma il dolo è un problema culturale, spesso legato a interessi sul territorio, ed esiste da sempre. Quello su cui si può incidere di più è l'incendio colposo, legato anche all'abbandono delle aree montane: si previene manutenendo le aree verdi, non lasciando vegetazione secca, tagliando gli sfalci. Tutte cose che il contadino che abitava la montagna faceva da solo. Era un ottimo presidio, per gli incendi come per le inondazioni. E poi ci sono i comportamenti. Servono comunicazione e sorveglianza, attenzione agli indici meteo quando viene annunciata un'ondata di calore. E una volta che l'incendio parte, la cosa fondamentale è dare subito l'allarme, chiamando immediatamente il 115 o il 112: nell'incendio di bosco, come in ogni emergenza, la tempestività è decisiva".Droni, intelligenza artificiale, termocamere: quali innovazioni stanno cambiando di più il vostro modo di operare?"Il campo è molto vasto. In questo periodo storico sono molto importanti i droni e le attrezzature che consentono il monitoraggio di vaste aree. Ci permettono di gestire meglio la ricerca di persone o l'individuazione di focolai, ma anche di atmosfere pericolose, perché su un drone puoi montare rilevatori di quasi qualsiasi cosa. E ci aiutano a fare operazioni che prima dovevano fare le persone rischiando la pelle: l'analisi strutturale di un edificio pericolante, un tempo, significava andarci sotto rischiando la replica del terremoto; oggi ci va il drone. Queste innovazioni non sostituiscono l'intervento umano, che resta fondamentale, ma ne migliorano l'efficacia. Come le termocamere, che rivelano la presenza di persone in vita o di focolai. E poi c'è l'intelligenza artificiale, preziosa soprattutto nella formazione: come nell'aviazione, accanto alla prova reale – che resta il vero test – possiamo far lavorare i vigili del fuoco al simulatore, come se fossero davanti a sostanze tossiche, ottimizzando i tempi dell'addestramento".Qual è stato il contributo italiano dopo il terremoto in Venezuela?"Su richiesta del governo venezuelano, attraverso il Ministero degli Esteri e la Protezione Civile, abbiamo inviato una squadra USAR, Urban Search and Rescue: personale molto specializzato nel soccorso di persone sotto le macerie, classificato INSARAG secondo gli standard delle Nazioni Unite. Sono situazioni davvero pericolose: è successo che mentre lavoravano sotto le macerie sia arrivata una scossa molto forte e siano dovuti scappare, altrimenti si sarebbero aggiunte altre vittime a un quadro già drammatico. Di persone ne sono state salvate tante, ma purtroppo tante no: ci sono stati collassi integrali di edifici molto alti, e in quelle condizioni è molto difficile operare nei tempi che consentono di salvare vite. Lo dico con orgoglio: siamo riconosciuti tra i migliori corpi di vigili del fuoco del mondo, e siamo tra i pochi a essere un'organizzazione nazionale, il che ci consente di spostare risorse con le stesse procedure e le stesse attrezzature. Con la squadra sono partiti ingegneri e medici, perché il soccorso ha due componenti, sanitaria e tecnica: il dottore da solo non estrae la persona dalle macerie, il vigile del fuoco da solo non garantisce il soccorso sanitario immediato. E sono partite tonnellate di materiale, sugli aerei dell'Aeronautica Militare: in quegli scenari non devi pesare sul sistema locale, devi essere completamente autonomo, dall'alloggiamento al cibo alle attrezzature".Veniamo al progetto Campo Giovani VVF. Qual è il messaggio che volete trasmettere ai ragazzi?"È un'iniziativa nuova, almeno in questa forma, nata dalla collaborazione tra il dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale, il ministero dello Sport e i giovani e il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. L'obiettivo è avvicinare al mondo del soccorso ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni – poco meno di quattrocento, in sette campi base in tutta Italia, dal 5 al 18 luglio. Vivranno insieme ai vigili del fuoco, con esercitazioni sul campo: apprenderanno conoscenze di base per la sicurezza, scopriranno la gestione di un'emergenza e il valore del lavoro di squadra. Il giovane di oggi vive molto in una realtà virtuale; questa sarà un'esperienza pratica, meno tecnologica e più reale, in cui i Vigili del fuoco, anche i più anziani, racconteranno il nostro mestiere e il suo fascino. E c'è un altro aspetto: questi campi si fanno 'a casa propria'. Conoscere il proprio territorio induce comportamenti sicuri e insegna a fare ciò che faceva chi presidiava la montagna. Che è un ambiente con fragilità e rischi che vanno conosciuti: penso agli escursionisti che non conoscono i luoghi e appesantiscono il fardello di chi deve fare soccorso. Le statistiche dicono che il turismo nei luoghi estremi aumenta, ma non altrettanto la consapevolezza di chi li frequenta. E i rischi crescono, per via dei cambiamenti climatici e degli eventi improvvisi: una doppia spinta verso l'insicurezza. C'è da fare qualcosa, culturalmente e non solo".La strage di Crans-Montana, la notte di Capodanno, è tra gli episodi recenti in cui la prevenzione è tragicamente venuta meno. Che lezione se ne trae?"Crans-Montana, come tutte le grandi tragedie, ci insegna che non è mai abbastanza lavorare su due fronti. Il primo è far rispettare le norme: il problema non è che manchino, ma che la gestione delle attività – in questo caso un locale di pubblico spettacolo – spesso non è adeguata al rispetto delle misure di prevenzione incendi. È un tema che riguarda i gestori, ed è culturale. La sicurezza viene vissuta come un costo e non come un'opportunità. Magari l'incendio non accade mai; ma quando accade ti accorgi qual è il costo vero – imprenditoriale, sociale e, mi si consenta, etico. L'altro tema drammatico è la scarsa consapevolezza del rischio da parte degli utenti, in particolare dei giovani: una consapevolezza 'virtuale'. I poveri malcapitati, che hanno avuto gravi conseguenze non certo per colpa loro, spesso non hanno la percezione reale del rischio del luogo in cui si trovano, non pensano ad autoproteggersi. Un conto è prevenire con misure impiantistiche e gestionali, un conto è che l'utente capisca cosa sta succedendo e si protegga da solo: sono due cose che devono lavorare necessariamente insieme. Per questo abbiamo aperto due filoni". Quali?"Il primo è un protocollo d'intesa che sta per essere firmato tra il ministero dell'Interno e il ministero dell'Istruzione e del merito per rafforzare la cultura della sicurezza tra i giovani. Abbiamo già lanciato spot molto brevi in cui sono i giovani a parlare ai giovani, uno di loro vestito da Vigile del fuoco, con consigli in pillole. 'Quando entri in una discoteca, pensa a te stesso, chiediti come comportarti se ci fosse un'emergenza'. Sono messaggi che arriveranno ai ragazzi attraverso i loro canali. Il secondo filone riguarda la scuola. Proporremo moduli didattici dedicati alla sicurezza a integrazione dell'educazione civica, che dovranno poi essere insegnati dagli insegnanti, perché noi non possiamo essere presenti ovunque. Deve essere qualcosa che arriva anche da chi è deputato all'istruzione".