Attacchi «inaccettabili». «Incomprensibili». «Frasi infami» da «ignobile bullo da quattro soldi». Ancora una volta, la solidarietà è bipartisan. Anche se di fronte al nuovo, ennesimo affondo di Trump a Meloni, il centrodestra sceglie per lo più di trincerarsi dietro al silenzio. Non alimentiamo lo scontro, è l'ordine di scuderia. E così anche nel governo, dove ci si limita allo stretto indispensabile.
Il "meme" del tycoon che invoca un ordine restrittivo per l'ex amica Giorgia? Parole che «si commentano da sole», replica laconico il vicepremier Antonio Tajani. «Abbiamo detto che non avremmo risposto a dichiarazioni di questo tipo, quindi andiamo avanti. Siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni», chiarisce il capo della Farnesina. Sulla stessa lunghezza d'onda Guido Crosetto: «Nessuna reazione, la cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato fondamentale come gli Usa. Le persone passano - minimizza il ministro della Difesa - i rapporti devono rimanere». Anche Matteo Salvini, che di Trump era uno dei sostenitori più convinti dentro l'esecutivo, guarda oltre: «Non commento più queste cose». Lo fa al suo posto la collega di partito Simonetta Matone, tra le poche voci del centrodestra a tornare sul complicato rapporto del commander in chief con la presidente del Consiglio. «L'ordine restrittivo sarebbe utile se finalizzato a evitare di dire assurdità e va rispedito al mittente», sferza la deputata leghista. «Con tutto il rispetto Trump, come dicono a Roma, ha toppato». Più diplomatico Maurizio Lupi: «La strada giusta è non rispondere alle provocazioni, ma ribadire con forza che l'alleanza tra Usa ed Europa, tra Usa e Italia è strategica e appartiene alla storia dell'Occidente».













