Panetta trova poi la sua definizione di una “Grande Riconfigurazione”: la simultaneità di più transizioni strutturali (intelligenza artificiale, invecchiamento demografico, frammentazione geopolitica, cambiamento climatico) che si sovrappongono e interagiscono in modo non lineare. Il problema, dice, non è che i canali attraverso cui queste forze influenzano crescita e inflazione siano incompresi: è che la loro scala e il loro tempismo non sono quantificabili con certezza. L'intelligenza artificiale, per esempio, richiede grandi quantità di energia e ha importanti complementarità con la transizione verde, ma la frammentazione geopolitica può limitare l'accesso alle infrastrutture digitali e ai dati critici su cui si regge. L'invecchiamento demografico riduce il peso delle decisioni sensibili ai tassi di interesse - mutui, beni durevoli - attenuando la trasmissione della politica monetaria; la digitalizzazione dei servizi bancari la accelera, ma con effetti minori dove la popolazione anziana usa meno gli strumenti digitali. Il risultato è che lo stesso movimento dei tassi può avere effetti diversi a seconda della struttura finanziaria, del profilo demografico, del grado di digitalizzazione e dell'ambiente geopolitico del momento.Questo rende obsoleta, almeno in parte, la bussola tradizionale della banca centrale: il tasso di interesse di equilibrio, l'r-star. Le forze demografiche tendono ad abbassarlo, mentre l'intelligenza artificiale e la frammentazione possono spingerlo in direzioni opposte. L'effetto è incerto, e Panetta riconosce che il dibattito su questo parametro è diventato “meno utile” man mano che la politica monetaria si avvicina al livello neutro - una posizione che aveva già espresso sul Financial Times a marzo 2025. La soluzione che propone non è un nuovo modello unico, ma una pratica: le banche centrali devono continuare a usare le proiezioni centrali, ma affidarsi in modo più sistematico a scenari alternativi e analisi di sensibilità, testando le scelte di politica monetaria su ipotesi diverse sui prezzi dell'energia, sulle catene di approvvigionamento, sulla produttività e sulle aspettative. È quello che Panetta chiama “giocare sul lungo periodo”: “tenere il mandato fermamente in vista adattando l'analisi al mondo in cui quel mandato va attuato”.Il discorso si chiude con una notazione che vale anche oltre la politica monetaria. Durante la pandemia, dice Panetta, l'epidemiologia è entrata a far parte della conversazione di policy. Oggi tocca all'informatica, alla scienza politica, alla climatologia e all'economia dell'energia. Le banche centrali, intende, non possono più permettersi di ragionare soltanto dentro la propria disciplina. Il confronto con la Belle Époque - quella stagione di prosperità e innovazione a cavallo tra Ottocento e Novecento che si concluse con la prima guerra mondiale - non è usato per fare allarmismo, ma per ricordare che il cambiamento strutturale non si dispiega mai in modo lineare: “Il progresso tecnologico non produce automaticamente stabilità. L'integrazione economica non previene di per sé la frammentazione. E le tensioni irrisolte possono alla fine portare a gravi disruption”.
Panetta (Banca d'Italia): “Il mondo si è riconfigurato, la Bce non può avere un copione fisso”
Il governatore di Banca d'Italia è intervenuto alla conferenza conclusiva della rete di ricerca della Banca centrale europea sulla trasmissione della politica m











