È di questi giorni sulle cronache cittadine, ma anche d’oltre provincia, il caso del furto in casa del Sindaco di Lecce con tutto un lungo strascico di attività social. Strascico guasto. Strascico pesante. Tastieristi locali e non si sono allenati in un’azione gravemente ingiuriosa ed adoperati in espressioni di insulti infamanti. Il tutto mirante a disseminare sulla rete disonore, vergogna e quanto altro di deplorevole all’indirizzo di Adriana Poli Bortone.

Il sindaco, già colpito negli affetti e nei ricordi, con quel rovistare tumultuoso nei cassetti e negli angoli della sua casa, ha poi dovuto ascoltare e leggere sui social tutta una fioritura di contumelie a lei indirizzate come persona, ma soprattutto come istituzione.

E qui è scattata la decisione di chiamare in causa tutto l’elenco dei detrattori e dei protagonisti degli insulti. Fatto l’increscioso quadretto di cronaca, per adesso mediatica, ma che evolverà in giudiziaria è il caso di osservare e valutare la vita di un social. È chiaro che stiamo per addentrarci in un campo che si chiama comunicazione. Un campo vastissimo più prossimo ad un universo. Che, come tale, non presenta dimensioni commensurabili, perché pressochè infinito; sia per gli spazi offerti dal mezzo, sia per gli indirizzi di percorsi e per le inclinazioni dei frequentatori. Infatti uno spazio social consente forme espressive le più variegate ed al contempo le più veloci.