La prima cosa che noti entrando nella boutique Max Mara inaugurata lo scorso maggio in Avenue Montaigne è la sensazionale scala a forma di elica del DNA che l'architetto Sophie Hicks ha fatto fare in Italia perché anche lei pensa che i nostri manufatti siano insuperabili. L'intero negozio è un omaggio all'arte del fare italiana con un occhio di riguardo all'architettura brutalista del primo stabilimento di Max Mara costruito nel 1951 da Euegeno Salvarani e oggi sede della Collezione Maramotti di arte contemporanea. Da qui l'idea di raccontare i cappotti della linea Atelier come opere architettoniche, luoghi da vivere e habitat del corpo. "Sono spesso grigi come gli edifici progettati dagli architetti contemporanei" dice infatti Laura Lusuardi, storica fashion coordinator di Max Mara e massima esperta al mondo nella progettazione del paltò.I diciotto che ha presentato ieri mattina sono fatti per durare una vita e in materiali speciali come il lama che sembra un normale tessuto a navetta, ma una volta addosso è leggero e caldo come un piumino. Parigi è in fermento per l'asta dell'archivio personale di Martin Margiela il più misterioso dei geni della moda, l'unico che non si è mai fatto intervistare.