Caricamento player
Nel primo libro dell’Odissea il figlio di Odisseo, Telemaco, incontra a Itaca un uomo che si chiama Mente e che dice di essere capo dei Tafi, un popolo di mercanti navigatori. Non sa che in realtà è la dea Atena, mitica fondatrice di Atene e unica divinità protagonista del racconto. Quindi gli chiede: «su quale nave sei giunto e perché i marinai ti hanno portato a Itaca, e chi sono? Certo non sei venuto a piedi fin qui». Mente risponde che è arrivato navigando per il mare insieme ai suoi compagni e alla sua nave.
Né Telemaco né Mente dicono esplicitamente che Itaca sia un’isola, ma le parole di questo passaggio e di molti altri nel poema lo fanno intendere. E del resto Itaca è uno dei pochissimi luoghi dell’Odissea identificati da sempre con un luogo preciso e reale: l’isola del mar Ionio che i greci chiamano Itaca (Ιθάκη), appunto, tra Cefalonia e le coste della Grecia occidentale. È un’associazione sostenibile sulla base dei testi omerici, ma anche di ritrovamenti archeologici che testimoniano un culto di Odisseo e giochi in suo onore già nella Grecia classica.
Da oltre vent’anni, tra gli appassionati di revisione filologica, circola però anche una teoria secondo cui la patria di Odisseo sarebbe in realtà l’attuale penisola greca di Paliki (Παλική), nella parte occidentale dell’isola di Cefalonia, e che ai tempi dell’antica Grecia questa penisola fosse una specie di isola. È una teoria minoritaria, ma accreditata da stimati grecisti e latinisti inglesi tra cui Mary Beard e Peter Green.











