È sabato sera. Sono da poco passate le 23 e le strade dell’Umbertino sono insolitamente tranquille. Poche auto in circolazione, piccoli gruppi che attraversano gli isolati di un quadrilatero che, nell’ultimo anno, è stato al centro del dibattito cittadino. Da simbolo della movida barese a teatro di tensioni tra residenti ed esercenti, con un tema rimasto sempre sul tavolo e mai realmente risolto: trovare un equilibrio tra il diritto dei cittadini al riposo e quello delle attività commerciali a lavorare e contribuire alla vitalità della zona.

Nel corso dei mesi si sono susseguite fotografie scattate dai balconi e diffuse sui social, serenate provocatorie intonate a squarciagola per le strade, ordinanze comunali, tavoli in Prefettura e riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Risultato: sono stati rafforzati i controlli nel fine settimana soprattutto nei punti più sensibili dell’area. «Siamo molto soddisfatti, questo aumenta il senso di sicurezza - spiega Roberta Cucciolla, storica esercente dell’Umbertino -. Quello che chiediamo, però, è maggiore continuità: un presidio costante e programmato sarebbe un segnale importante sia per chi lavora qui sia per chi lo frequenta. Di contro, oggi raccogliamo i cocci di quanto accaduto nei mesi precedenti, delle polemiche e dell’accanimento: molti clienti hanno finito per identificare questa porzione di città come un luogo problematico e hanno scelto di trascorrere le loro serate altrove. Si è creata un’immagine negativa che, a mio avviso, ha penalizzato chi qui lavora ogni giorno. Credo che questa vicenda dovesse essere affrontata in modo diverso, senza compromettere la reputazione di tutti noi».