La disuguaglianza è un processo relazionale e cumulativo: i vantaggi si propagano tra sfere diverse e si consolidano nel tempo. Bisogna allora impedire che istituzioni nate per creare opportunità diventino meccanismi di riproduzione dei privilegi.
Famiglie: vantaggi intergenerazionali
La disuguaglianza economica non è un problema di per sé e, in condizioni di pari opportunità, può risultare funzionale al bene comune. Ma è un fenomeno dinamico e relazionale: tende ad accumularsi, trasferirsi tra ambiti diversi e rafforzarsi nel tempo. Il paradosso è che ciò avviene anche attraverso istituzioni fondanti della vita sociale – famiglie, città, imprese e stato – che possono trasformarsi in meccanismi di riproduzione dei privilegi. Le famiglie influenzano le traiettorie individuali molto prima delle scelte autonome. Gli stessi canali che trasmettono cura e sostegno trasferiscono anche vantaggi economici e culturali: accesso a scuole migliori, quartieri più sicuri, reti sociali più efficaci. Gli studi di James Heckman mostrano che gli interventi nella prima infanzia generano ritorni elevati soprattutto per i bambini meno abbienti. Raj Chetty documenta che, a parità di risultati scolastici, gli studenti delle famiglie più ricche hanno maggiori probabilità di accedere alle università d’élite. I dati Ocse confermano che competenze e risultati restano fortemente associati al background familiare. Le differenze di partenza non determinano il destino, ma tendono a tradursi in divari occupazionali e salariali persistenti









