di
Massimo Gaggi
Il machismo fa da sempre parte della cassetta degli attrezzi del leader americano. Nel suo primo mandato c’erano consiglieri che lo frenavano, ora no
Dopo l’ennesimo attacco a Giorgia Meloni, più che parlare di incontinenza, perdita di lucidità, bagliori di follia di Donald Trump, meglio concentrarsi sugli ulteriori danni che il presidente americano può provocare alla Nato, furioso per non essere stato aiutato dagli alleati nella sua scriteriata guerra contro l’Iran. Meglio preoccuparsi della sua mancanza di argini, frutto dell’assenza di un solido bagaglio di valori condivisi con le altre democrazie occidentali e anche di un minimo di valori comuni in Patria: quelli che hanno funzionato fin qui da provvidenziale collante di una società americana da sempre magmatica, turbolenta.
Il copioneCerto, a giudicare i suoi comportamenti col metro dei rapporti diplomatici che regolano le relazioni tra Paesi, la base di quel minimo di ordine mondiale nel quale abbiamo fin qui vissuto, c’è da rimanere basiti. L’ambasciatore mandato da Trump in Italia, un suo fedelissimo, descrive la premier italiana, anche dopo le polemiche innescate dalla Casa Bianca, come una «leader mondiale che gode di grande rispetto», che «ha fatto un ottimo lavoro per 5 anni».












