È così debole da non riuscire a stare seduto e sembra sempre sul punto di perdere conoscenza. È questa l’ultima descrizione del dottor Hussam Abu Safiya dopo l’incontro con il suo avvocato Nasser Odeh, pochi giorni fa. Le sue condizioni di salute continuano a peggiorare: «Mi hanno portato qui per uccidermi, non credo che sopravvivrò», ha confessato a Odeh.

ABU SAFIYA è stato arrestato il 27 dicembre 2024, dopo ripetuti attacchi all’ospedale dove lavorava come pediatra e direttore, il Kamal Adwan. L’ultimo rimasto funzionante nel nord di Gaza prima della sua distruzione totale. La fotografia che lo immortala col camice tra i carri armati israeliani è l’ultima prima di rivederlo smagrito e con evidenti segni di torture.

Dal centro di detenzione di Ofer, Abu Safiya è stato trasferito prima nel carcere di Ketziot e poi in quello di Ganot, dove è stato tenuto in isolamento e aggredito dalle guardie carcerarie con martelli e manganelli. È successo dopo essere comparso in videoconferenza a un’udienza presso la Corte suprema israeliana, che ha rigettato il ricorso presentato dai suoi avvocati per la scarcerazione. Detenzione rinnovata senza alcuna accusa formale. Il 24 giugno è la volta del trasferimento nella struttura di Rakefet, dove Odeh ha rilevato un pericoloso peggioramento delle sue condizioni di salute: «La persona che ho incontrato durante quest’ultima visita non era la stessa che avevo conosciuto in precedenza».