India e Giappone rafforzano una partnership strategica nell’Indo-Pacifico puntando su sicurezza, tecnologia e resilienza, mentre gli Stati Uniti appaiono meno centrali. Questo nuovo equilibrio apre opportunità per l’Italia e l’Europa di inserirsi attivamente nella costruzione di un ordine geopolitico emergente
“L’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano stanno dando vita a un’unione dinamica come mari di libertà e prosperità”. Quando Shinzo Abe pronunciò queste parole davanti al Parlamento indiano nel 2007 non stava semplicemente descrivendo una realtà geografica. Stava ridisegnando la mappa strategica dell’Asia. La sua teoria della “Confluenza dei Due Mari” sarebbe diventata il fondamento intellettuale dell’Indo-Pacifico Libero e Aperto, del Quad e della risposta delle democrazie all’emergere di un ordine regionale sempre più caratterizzato dalla coercizione.
A quasi vent’anni di distanza, la visita del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi in India dimostra che quella visione non solo è sopravvissuta, ma si è trasformata in una vera strategia politica.
Il sedicesimo Vertice annuale India-Giappone ha segnato il passaggio da una cooperazione centrata su infrastrutture e investimenti a un partenariato fondato sulla sicurezza economica, sull’intelligenza artificiale, sulla resilienza energetica e sulla co-produzione nel settore della difesa. I due Paesi hanno firmato accordi sull’intelligenza artificiale, sui minerali critici, sui metalli strategici, sull’energia e sulla difesa, compreso il primo accordo di co-sviluppo militare della loro storia.















