Avrebbe dovuto essere in carcere per lesioni aggravate. Francesco Cusumano, 38 anni, originario di Messina, che ieri (domenica 5 luglio) ha ucciso a coltellate il suo coinquilino Francesco Spataro di 53, in via Sampolo, sul pianerottolo dell'appartamento del secondo piano al civico 486, aveva sul groppone una condanna a 3 anni e dieci mesi.Nel giugno del 2023 aveva pestato a sangue l'avvocato Antonio Lafranchi, presidente della commissione d'esame per l'abilitazione forense, che lo aveva bocciato.L'aggressione avvenne davanti al tribunale di Messina: colpì Lafranchi alle spalle con calci e pugni su tutto il corpo e il morso al naso. Solo l'arrivo delle forze dell'ordine fermò la furia cieca di Cusumano.Dopo la sentenza Cusumano avrebbe lasciato la città di Messina: avrebbe quindi affittato la stanza in via Sampolo e modificato in parte il suo aspetto tingendosi i capelli di biondo.Le coltellate e la furia omicida
Quello mortale sarebbe stato al collo, ma sono stati diversi i fendenti al torace e all'addome che Francesco Cusumano ha inferto a Spataro, 53 anni, suo coinquilino.Dopo la resa arrivata a seguito di una estenuante trattativa di oltre sei ore, i carabinieri hanno setacciato l'appartamento dove il trentottenne si era barricato e che divideva con la vittima e una terza persona, quest'ultima fuori casa al momento del delitto.Gli esperti della scientifica hanno trovato sangue ovunque. Resta da comprendere se Spataro sia stato aggredito e colpito in casa e si sia trascinato fino al pianerottolo nel tentativo di cercare aiuto o se le coltellate siano arrivate successivamente.Per gli investigatori il movente sarebbe da cercare nei rapporti tra i conviventi che sarebbero state mal sopportate da Cusumano. Ci sarebbero state continue liti per l'uso del bagno e della cucina.










