Oltre 25mila dimissioni per assenze prolungate in 18 mesi: i dati del monitoraggio dell’Ispettorato nazionale del lavoro e l’esito dei controlli.

In un anno e mezzo dall’entrata in vigore della nuova disciplina sulle assenze ingiustificate prolungate, all’Ispettorato nazionale del lavoro sono arrivate oltre 25.000 comunicazioni di dimissioni per fatti concludenti. Lo rende noto lo stesso Ispettorato, che ha diffuso i primi dati di monitoraggio dello strumento.

Cosa sono le dimissioni per fatti concludenti

Nel linguaggio giuslavoristico, l’espressione “dimissioni per fatti concludenti” indica i casi in cui il comportamento del lavoratore – in questo caso l’assenza prolungata e non giustificata – viene considerato come una manifestazione implicita della volontà di dimettersi.

La nuova disciplina prevede che, se il lavoratore è assente senza giustificazione oltre il termine stabilito dal contratto collettivo oppure, se questo non è previsto, per più di quindici giorni, il datore di lavoro debba inviare una specifica comunicazione all’Ispettorato territoriale del lavoro. Questo organismo può effettuare verifiche per accertare la veridicità dei fatti segnalati.