Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiCi sono leggi che si giudicano dalle polemiche. E poi ci sono leggi che si giudicano dai numeri. Le dimissioni per fatti concludenti appartengono decisamente alla seconda categoria.
In appena diciotto mesi sono arrivate oltre 25.000 comunicazioni all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Venticinquemila. Un numero che racconta una verità molto semplice: il problema esisteva. Eccome se esisteva.
Per anni abbiamo assistito a un paradosso tutto italiano. Il lavoratore abbandonava il posto senza formalizzare le dimissioni. L’azienda, per chiudere il rapporto, era costretta a licenziarlo. Risultato? Ticket di licenziamento a carico dell’impresa e, ricorrendone i requisiti, NASpI a carico dello Stato. In pratica, una scelta volontaria del lavoratore produceva costi per tutti gli altri. Una distorsione che era diventata quasi normale solo perché durava da anni.
Poi arriva il Governo Meloni e il Ministro del Lavoro Marina Calderone decide di intervenire. Come sempre accade quando si eliminano privilegi e anomalie, è partito il coro degli indignati professionisti. Si è detto che sarebbero stati compressi i diritti, che le aziende avrebbero abusato dello strumento, che i lavoratori sarebbero rimasti senza tutele.








