di Susanna Stacchini
Viviamo in un tempo in cui sposare gli ideali della sinistra è diventato un tabù. Dichiararsi di sinistra è qualcosa di anacronistico. Oggi si valorizza e si ricerca il centro, qualunque e chiunque esso sia. Ecco che io non posso che sentirmi un pesce fuor d’acqua.
Mi sono sempre riconosciuta nei valori della sinistra, valori che non ho mai abbandonato. Un progetto politico che miri a costruire un mondo più giusto e meno diseguale non può prescindere da tali principi. Negli anni però, sono passata dall’entusiasmo alla disillusione. Oggi, se pur con i dovuti distinguo, troppi partiti millantano solo di far capo al centro sinistra, a partire da Italia viva fino al Pd. Ci dileggiano con monologhi sterili, ripetitivi e per lo più ingannevoli. Sostengono una tesi, facendo l’esatto contrario.
Dire di voler favorire la pace votando per il riarmo è oggi una delle contraddizioni più emblematiche. Seguono a ruota: giustizia uguale per tutti, fatta eccezione per loro e colletti bianchi a seguito. Lotta alla povertà, dando addosso ai poveri. Investimenti sulla sanità pubblica, smantellandola in favore di quella privata. Promuovere la ricerca, sabotandola. Riformare il sistema carcerario, evitando scrupolosamente di migliorare le condizioni dei detenuti.






