L’epilessia è una condizione neurologica, caratterizzata da un’anomala attività elettrica nel cervello. Ma potrebbe essere possibile influenzare l’andamento anche agendo sull’asse intestino-cervello. Un nuovo studio infatti, condotto nei topi, mostra che alcune sostanze prodotte dal microbiota intestinale potrebbero aiutare a ridurre la progressione dell’epilessia. La ricerca apre le porte allo studio di queste sostanze come integrazione al trattamento dell’epilessia, soprattutto nei casi di malattia resistente ai trattamenti, circa un terzo del totale, per cui si ricorre a volte a chirurgia e pacemaker cerebrali.

I dettagli del lavoro, condotto dall’Istituto Mario Negri Irccs, dall’Irccs ‘G. Gaslini’ e dall’Università di Genova, sono stati pubblicati su Annals of Neurology. Il microbiota, negli ultimi anni, è diventato sempre più oggetto di ricerca scientifica anche in ambito neurologico. Punto di partenza dello studio, in particolare, è stata l’osservazione che nei pazienti con forme di epilessia resistenti ai trattamenti farmacologici si riscontrano delle disbiosi che possono compromettere la produzione di acidi grassi a catena corta (come acido acetico, acido propionico e butirrico). E a queste stesse molecole prodotte dai batteri – dalla fermentazione di fibra alimentare, scrivono gli autori – si associano proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive: di qui l’idea di testarne l’efficacia in alcuni topi, usati come modello di malattia resistente ai trattamenti.