Il portavoce del Cremlino questa volta indirizza una tipica minaccia mafiosa alla Polonia, affermando che la Russia «conosce gli indirizzi» delle fabbriche che aiutano lo sforzo difensivo dell'Ucraina. Le hanno insomma «nel mirino» per cui Varsavia farebbe bene a cambiare politica. Un «avvertimento» tanto apparentemente minaccioso quanto in realtà arrogante e grottesco, a meno che Vladimir Putin, ovviamente incapace di vincere una guerra che doveva durare poche settimane ed è invece nel suo quinto anno, voglia ora tentare l'impensabile.

Ma non siamo a questo stadio di follia. Più semplicemente il Presidente russo cerca in questo modo di condizionare il Vertice dell'Alleanza Atlantica che inizierà il prossimo 7 luglio ad Ankara. Le premesse non giocano a suo favore, visto che la Nato ha appena varato un piano biennale di aiuti all'Ucraina di 140 miliardi di dollari. Putin cerca quindi di indebolire tale consenso mescolando insieme oscure minacce con altrettanto oscure aperture a un possibile negoziato di pace.In realtà le condizioni poste dal Cremlino per avviare un negoziato sono sempre le stesse sin dall'inizio del conflitto ed implicano una sostanziale completa sconfitta dell'Ucraina e la perdita della sua libertà d'azione sulla scena internazionale. Ma Putin si ostina a riproporle, sostenendo che esse sono in linea con quanto sarebbe stato discusso tra lui e Donald Trump durante il loro incontro in Alaska. In altri termini, Putin spera di sfruttare le inclinazioni antieuropee del Presidente americano per far dirottare nella confusione il Vertice alleato di Ankara.Così a prima vista non sembra un'idea molto brillante. Trump non ha certo bisogno di un'ulteriore iniezione di impopolarità, a breve scadenza dalle elezioni di mid-term e Putin avrebbe contro anche il capo di stato alleato più disponibile nei suoi confronti, il turco Reccep Erdogan, se non altro perché non vorrebbe certo veder fallire il Vertice che sta ospitando nella sua capitale.Dietro l'arroganza e le minacce c'è una Russia in crisi profonda. Le perdite umane sofferte dalle sue forze armate superano il milione, tra morti e feriti gravi. Putin ha sinora cercato in ogni modo di evitare la coscrizione obbligatoria, per non affrontare il calo di consensi che una simile mossa comporterebbe, ma sta comunque raschiando il fondo del barile: la più recente decisione russa di lanciare una campagna per il reclutamento volontario degli studenti è già una mossa azzardata.Ma Putin sembra temere anche il più piccolo cedimento, come se temesse che ogni frattura diverrebbe rapidamente un crollo generale. O almeno questa è l'impressione che vuole dare, forse per spingere i suoi avversari al compromesso, spinti dal timore di trovarsi altrimenti di fonte alle scelte più estreme.Ma tutto questo è lontano dagli sviluppi reali che stanno avvenendo nella Nato. L'impatto iniziale delle dichiarazioni anti europee di Trump è stato ormai assorbito, e gli stessi ritiri annunciati delle forze americane dai paesi alleati si sono ridimensionati. Gli europei stanno ordinatamente procedendo ad assumere responsabilità e compiti che in precedenza ricadevano sugli americani, mentre questi ultimi stanno concentrando il loro ruolo nell'assicurare una serie di missioni e di ruoli che solo loro possono ricoprire efficacemente grazie ad un amplissimo arsenale di nuove tecnologie.Soprattutto gli Usa mantengono ferma la garanzia delle deterrenza allargata, a copertura e difesa degli alleati nei confronti della minaccia nucleare russa. Fino a che queste premesse rimangono salde le minacce russe non hanno gran valore.