Elezioni 06 luglio 2026 Sui social è nato un piccolo movimento che tra meme e citazioni di Mark Fisher vuole candidarsi alle prossime elezioni per ribaltare il sistema capitalista Settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo netto di 1.560 euro al mese e gratuità dei bisogni fondamentali. Troppo bello per essere vero? «Al massimo è troppo bello per non essere vero. Oggi viviamo nella società più abbondante di sempre: non è paradossale che gli esseri umani continuino a lavorare dalla mattina alla sera quando tutto è fatto quasi interamente dalle macchine?», racconta a Pagella Politica Davide Dibitonto, principale promotore del partito Capibara, uno dei progetti politici più insoliti comparsi online negli ultimi anni.

Nato dalle discussioni su gruppi Facebook, comunità online e pagine social, a prima vista può sembrare solo un bizzarro esperimento di comunicazione: il nome richiama un animale diventato popolare in rete; l’estetica è fatta di meme dai colori sgargianti, glitter e immagini surreali; il linguaggio alterna formule volutamente provocatorie, ironia e critica radicale al capitalismo, ispirata alle analisi del critico culturale e blogger britannico Mark Fisher. Eppure, il partito Capibara non vuole essere soltanto un meme politico. La sua ambizione è più precisa: unire una visione del mondo dai precisi riferimenti teorici e un immaginario nato online per creare un progetto politico organizzato. «A un certo punto ci siamo detti che non bastava più immaginare. Bisognava fare il passo successivo: progettare», racconta il portavoce dei capibara. «Il nostro obiettivo è creare una società post-lavorista, in cui ogni essere umano ha del tempo libero da dedicare alla propria esistenza, senza dover per forza lavorare per vivere».