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Ultimo aggiornamento: 8:01 del 23 Settembre

Nella Genova che si era puerilmente illusa di un ritorno alla politica targata sinistra confidando in Silvia Salis sindaca, circolano due scuole di pensiero sulle strategie predisposte per la sgomitante quarantenne in carriera dall’entourage che ne programma l’irresistibile ascesa, presunta; che dovrebbe culminare nel guanto di sfida a Giorgia Meloni alle politiche del 2027.

La prima ipotizza una marcia di avvicinamento allo scontro preceduta dalla conquista della leadership nel Pd, offrendo la propria immagine patinata ai congiurati stufi della tarda-sessantottina Elly Schlein. Mossa in apparenza obbligata ma che potrebbe non rientrare nei disegni di chi considera l’ennesima mutazione dei partiti egemoni in Prima Repubblica (PCI + Sinistra DC) alla stregua di una zavorra. Per cui si scannino tra di loro; e poi c’è già in casa il rimpiazzo alla segreteria nel sempre frizzante (?) non meno che accomodante Paolo Gentiloni.

Sicché la sindaco genovese “di passaggio” è sospettata di coltivare ben maggiori ambizioni: federare l’area dell’opposizione nel definitivo contenitore dei politicanti profit oriented, vulgo “sinistra alla moda”, dei sindaci protettori dell’affarismo (Sala & Co.) e i cloni di Terza Via, da Carlo Calenda a Matteo Renzi. Insomma la fauna, in ritardo di un quattro decenni follower del Tony Blair; lo svenditore del laburismo ai mercati finanziari, oggi ridotto ad agente immobiliare al servizio del progetto indecente di trasformare la striscia di Gaza depurata dei palestinesi in una sorta di Montecarlo mediorientale.