Un articolo di Danilo Lupo pubblicato qualche giorno fa prende in prestito il drammatico caso della quindicenne pakistana destinata a un matrimonio combinato per sostenere che il disegno di legge Valditara sul consenso informato finirebbe per ostacolare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Intervengo nel merito avendo seguito l’iter di scrittura dei nuovi programmi del primo e secondo ciclo sin dall’inizio e osservato il dipanarsi del dibattito sul testo del DDL Valditara.
Credo dunque di aver maturato chiarezza profonda circa i debiti distinguo che vadano fatti fra gli uni e l’altro. La fluidità con cui argomenti inerenti le Indicazioni vengono utilizzati parlando del DDL non aiuta a fare chiarezza ma ingenera solo confusione. E, dunque, iniziamo subito col dire che la tesi di Lupo non regge alla prova dei documenti ufficiali. Le Indicazioni Nazionali, le Linee guida per l’Educazione civica e le nuove Indicazioni per i Licei dedicano ampio spazio all’educazione della persona, del corpo, delle relazioni e della sessualità, affrontando questi temi secondo un percorso progressivo e adeguato all’età degli studenti. Nella scuola dell’infanzia il corpo è presentato come il primo terreno di conoscenza, di educazione alle emozioni e di costruzione dell’identità.








