La questione televisiva, benché passata di moda nel dibattito pubblico, c’è ancora, espressione, piaccia o non piaccia, di un’italica anomalia. Lo testimoniano al di là dei poco ragionevoli dubbi di qualche anima bella le dimissioni dei membri di minoranza della Vigilanza, gesto ultimo, e in ritardo, di ribellione contro una destra che quando governa non fa prigionieri, soprattutto se si tratta di media e tv. Questa volta però rispetto al passato c’è stato un sovrappiù di arroganza, un gigantesco senso d’impunità e di poterla comunque fare franca rispetto a regole, richiami istituzionali, nazionali ed europei, nonché, ça va sans dire, qualunque galateo politico.

La commissione è finita a gambe all’aria per la pervicace, accanita e infine grottesca pretesa del centrodestra di imporre contro le regole democratiche la loro candidata alla Presidenza della Rai, quella Simona Agnes, figlia di tanto Biagio, le cui compagnie politiche il direttore della Rai che più contrastò le tv di Berlusconi forse oggi non gradirebbe. Il fatto è noto: la Agnes è stata votata dal Cda ma per insediarsi necessitava dell’assenso dei 2/3 della Vigilanza, una norma volta a garantire il minimo sindacale di autonomia e rappresentanza al vertice della Rai. Poiché l’assenso dei 2/3 non arrivava la destra ha pensato bene di boicottare la suddetta commissione, disertandola sistematicamente da un anno e mezzo (quando la Agnes fu votata dal Cda Rai): in pratica un ricatto, senza nessuna vergogna.