L'editoriale
Claudio Velardi
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L’altro ieri la Commissione di Vigilanza Rai si è dimessa in blocco: prima tutta l’opposizione, con la presidente in testa, poi — per ripicca — la maggioranza. Epilogo di due anni di paralisi: un organismo incapace perfino di ratificare un presidente già designato, si è dichiarato morto da solo. Diciamo allora una cosa né di sinistra né di destra, ma di buon senso: nessuno cerchi di rianimarlo. La Vigilanza è un’aberrazione istituzionale che, da quando esiste, ha fallito ogni obiettivo ed è oggi il principale ostacolo a qualsiasi riforma della tv pubblica. Va abolita, senza rimpianti.
Nella forma attuale la Commissione nacque nel 1975 con la “Riforma della Rai”. E con un intento nobile: sottrarre il monopolio tv al Governo, all’epoca egemonizzato dalla DC, affidandolo al Parlamento in nome del pluralismo. Risultato: l’istituzionalizzazione della lottizzazione. Da casa degli italiani che era, la Rai si trasformò in un attimo nel condominio dei partiti: Rai 1 alla DC, Rai 2 al PSI, poi Rai 3 al PCI. E la Commissione parlamentare diventò un suk dove capigruppo e peones, da allora, si accapigliano per piazzare direttori e capiredattori, spacciando la spartizione per “garanzia democratica”.










